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Monocat: nuovo tipo di carena per imbarcazioni veloci.
| Tipologia: |
Brevetto internazionale |
Nr. |
[omissis] |
| Data di approvazione: |
[omissis] |
Breve descr. |
Monocat |
Sintesi del progetto
La
presente invenzione ha lo scopo di fornire un tipo di carena,
chiamata Monocat, che permetta di
avere alte prestazioni con potenze contenute coniugando insieme i
vantaggi delle monocarene con quelli delle carene a catamarano. E' noto
che le migliori performance velocistiche sono ottenute
con l’impiego di carene a catamarano (vedi fig. 1).
Queste carene però perdono il loro vantaggio in situazioni di mare mosso,
poiché il moto ondoso provoca, nel tunnel tra i due scafi,
periodici aumenti e diminuzioni di pressione delle masse d’acqua, con aumento della resistenza e sollecitazioni
strutturali. L'energia
del moto ondoso si
manifesta soprattutto sulla superficie
liquida, mentre sotto di essa i movimenti sono più regolari e la
pressione omogenea, percui la soluzione è quella di sagomare
diversamente la parte
immersa e quella emersa della carena . La parte sopra il galleggiamento
è conformata in modo classico, mentre quella immersa
può adottare una tipologia a catamarano con
sezione trasversale, rappresentata in Figura 1. Per evitare che il moto
ondoso si infili tra i due semiscafi è necessario che il fronte
di onda venga diviso come nelle normali imbarcazioni e l’onda
scorra lungo le fiancate esterne. Per ottenere questo scopo è
previsto che le fiancate esterne del catamarano convergano a
prua unendosi tra di loro con un angolo che non si discosti da quello
della maggior parte delle imbarcazioni. Questo può essere
raggiunto, senza perdere i vantaggi di queste carene, con la
limitazione della distanza tra i due semiscafi (indicata con A nella
fig. 2), conservando in questo i vantaggi idrodinamici
e creando le condizioni costruttive che permettono di adottare una
prua
di tipo classico. Poiché la carena descritta è di tipo
planante,
avrà un certo angolo di assetto longitudinale. In relazione a
questo assetto dinamico, con la prua in posizione più alta della
poppa, va definita, nel punto di inizio del tunnel a prua, la distanza
della parte superiore di questo rispetto alla superficie liquida, in
condizione dinamiche, ma di acqua calma. Questa parte, che chiameremo
tetto del tunnel, prosegue fino a poppa sfociando ad una altezza
rispetto alla superficie dell’acqua che permetta
l’uscita dell’aria nella maggior parte delle condizioni
operative, ma che a scafo fermo può anche essere sotto la linea
di galleggiamento. In corrispondenza dello sfocio del tunnel, a poppa
possono essere applicati dispositivi per regolare in fase dinamica la
pressione dell’aria all’interno del tunnel in modo da
disporre di un cuscinetto gassoso che attutisca le accelerazioni
verticali ad alta velocità. Il tetto del tunnel ha un andamento
longitudinale a salire verso poppa, con una inclinazione che può
corrispondere ai gradi di assetto della barca od essere anche maggiore.
Può essere costruito anche a gradini, ma non deve generare
portanza aerodinamica, che in questo caso provocherebbe solo un aumento
di resistenza, in quanto il sollevamento dell’imbarcazione
è ottenuto con un mezzo molto più efficiente, descritto
di seguito. Sotto la carena viene applicata, in posizione
trasversale rispetto all’asse poppa prua, e sotto la posizione
longitudinale del baricentro, con una tolleranza variabile di qualche
decina di centimetri in avanti o dietro, una superficie portante di
opportuno profilo. La distanza dalla carena di questa superficie deve
essere tale da non disturbare il flusso sul dorso di detto profilo, in
modo da ottenere la massima portanza con direzione e verso contrario
alla forza peso dell'imbarcazione, anch’essa applicata al
baricentro, ed a tutti gli effetti alleggerirà
l’imbarcazione, che nel suo moto, grazie a questa portanza,
sposterà una minore quantità di acqua. La minore
quantità di acqua spostata, corrisponde esattamente alla quota
di peso sostenuto dalla portanza e provocherà una cospicua
riduzione della resistenza. Le accelerazioni verticali verso il basso
che sono le responsabili dei colpi che l’imbarcazione produce
sull’acqua sono attutite dalla presenza della superficie portante.

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